Da due anni e anche di più il loro fatturato è in diminuzione. Il prossimo anno potrebbe avvenire se non un’inversione di tendenza, almeno una stabilizzazione del fatturato. Sono le imprese della produzione (meccanica, legno e arredo, elettronica, chimica-gomma-plastica, serramenti e infissi). Un settore da sempre trainante per CNA e per tutta l’economia bolognese, sul quale CNA Bologna ha effettuato un’indagine relativa all’andamento nel secondo semestre 2025 e alle previsioni per i prossimi mesi del 2026.
Dal sondaggio effettuato su un campione di un migliaio di aziende del settore, risulta che il fatturato e l’occupazione resteranno stabili, così come gli investimenti. Gli aspetti che minacciano maggiormente le aziende sono una significativa diminuzione di ordini da parte di clienti storici, ma la difficoltà a reperire manodopera continua a rimanere un freno per lo sviluppo delle imprese.
Allargando lo scenario dalle Pmi della CNA a tutta l’imprenditoria bolognese, i dati congiunturali della Camera di Commercio ci dicono che sulle incertezze dell’economia bolognese in questo 2025 hanno pesato fortemente le tensioni dei mercati internazionali.
Cosa fare dunque per ripartire di slancio nel 2026?
“CNA per sostenere e affiancare le imprese punterà soprattutto sulle seguenti strategie – spiega Antonio Gramuglia, presidente CNA Bologna – Continuare a sviluppare il progetto “Io Scelgo Artigiano” per favorire l’incontro tra le imprese che cercano manodopera e le persone che cercano lavoro. Favorire la digitalizzazione nelle imprese valorizzando Digital Innovation Hub, introducendo voucher locali per la consulenza tecnologica, utilizzando le opportunità e i servizi offerti dal Cineca e dal Centro di supercalcolo. Sollecitare le imprese ad andare nella direzione della sostenibilità ambientale, sociale e di governance (Esg). Continuare ad organizzare iniziative di networking tra le aziende che, soprattutto nel settore produzione, sono sempre molto partecipate”.
Alla conferenza stampa di questa mattina è intervenuto Fausto Sdraulig, presidente coordinatore di CNA Unione Produzione Bologna, che ha segnalato come “un altro tema molto rilevante per le imprese è il passaggio generazione e la trasmissione di impresa, sono tante le aziende che in mancanza di eredi rischiano concretamente di chiudere”.
Roberta Piccinini, presidente nazionale di CNA Produzione, intervenendo alla conferenza stampa ha informato di come CNA a livello nazionale “si stia impegnando per creare concrete occasioni di business facendo partecipare le proprie aziende a fiere importanti come Mecspe e HannoverMesse. Inoltre forte è l’impegno a Bruxelles perché si lavori sui temi dell’automotive e sulla Cbam con l’obiettivo di tutelare maggiormente le aziende italiane soprattutto quelle più piccole”.
Nel secondo semestre del 2025, come le aziende avevano previsto in un precedente sondaggio, il fatturato è diminuito per la maggioranza delle imprese, il 53%. Per il 40% è rimasto stabile e solo il 7% ha visto una crescita.
Ormai è da molto tempo che si parla di una grande difficoltà per le imprese della produzione. Anche il sondaggio CNA lo conferma: il 21% delle aziende dichiara di avere il fatturato in calo costante da due anni, il 21% da oltre due anni, per il 12% il calo è continuativo da un anno.
Guardando verso il futuro, nei prossimi mesi sempre in tema di fatturato prevale la stabilità, lo dice la maggioranza delle imprese intervistate, ovvero il 57%. Una quota rilevante, il 31%, continua comunque a prevedere una diminuzione anche per il 2026 e solo il 12% pensa ad una crescita del fatturato.
Per quanto riguarda l’andamento del personale impiegato, anche nel 2026 si conferma una stabilità, lo afferma il 64% delle aziende intervistate. Cresce però il numero delle aziende che invece prevedono un calo del personale, il 29%. Ed è un dato molto più rilevante rispetto al semestre precedente, quando la diminuzione era prevista dal 18% delle aziende. Insomma, il capitale umano rimane l’investimento principale per le imprese pur in periodi di difficoltà, però gli effetti di una crisi duratura si cominciano a far sentire anche sul fronte occupazione.
Nel capitolo investimenti si conferma una difficoltà per le aziende, il 36% dichiara che dovrà rinviarli e il 10% li dovrà addirittura cancellare. Guardando al semestre scorso le aziende che non hanno fatto investimenti sono state il 43%. Il 38% li ha mantenuti stabili, il 10% li ha visti diminuire, stessa percentuale del 10% per chi li ha visti aumentare. Chi ha investito, per la maggior parte lo ha fatto per l’acquisto di nuove tecnologie, nuovi macchinari e nuove apparecchiature: il 36%. Il 7% ha investito su consulenze esterne (società specializzate e/o enti di ricerca).
Per le aziende che esportano, il semestre scorso non è stato brillante: il 57% ha visto una diminuzione pari o superiore al 5%, il 35% ha registrato una stabilità e solo l’8% una crescita dell’export. Un effetto dovuto ai dazi statunitensi? Per il 23% delle imprese, i dazi hanno già provocato concreti cali di fatturato.
Quali sono allora gli aspetti che minacciano maggiormente la propria azienda? Il 64% è preoccupato per una significativa diminuzione degli ordini da parte dei clienti storici. Il 38% dalla difficoltà a reperire manodopera. Il 29% dal caro energia e il 26% dalle conseguenze delle guerre in corso.
A proposito del “caro energia”, l’impatto è stato ancora molto rilevante per il 29% delle aziende. Però la situazione pare decisamente migliore rispetto a qualche mese fa: per il 36% l’impatto è rilevante ma la situazione è migliorata, per il 36% “siamo tornati alla normalità”.
Per la Camera di Commercio di Bologna i dati riferiti ai primi nove mesi del 2025 confermano nel complesso l’incertezza dell’economia bolognese, su cui si riflettono le tensioni dei mercati internazionali: solo segni negativi per il comparto metalmeccanico, frenato dal rallentamento dell’interscambio con l’estero, ma anche il comparto del packaging risulta in difficoltà.
Anche gli indicatori sugli ammortizzatori sociali confermano le difficoltà per le imprese della produzione CNA in questo 2025. Analizzando le aziende della meccanica che utilizzano i servizi di CNA Bologna, la situazione nella metalmeccanica continua ad essere pesante in quanto le ore di cassa integrazione da gennaio ad ottobre sono circa le stesse dello scorso anno. Ma il 2024 aveva già fatto segnare un aumento del 90% di ore di cassa integrazione rispetto all’anno precedente.
Quindi una situazione particolarmente grave che non ha dato segni di miglioramento nel 2025.
Questo articolo A Bologna la produzione rallenta, ma il 2026 potrebbe segnare una tregua è stato pubblicato su CNA.




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