Meno risorse, meno attenzione, meno poteri. È questa la prospettiva che agita oggi il mondo dell’agricoltura e della pesca, dopo la proposta della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, di accorpare in un unico fondo la Politica agricola comune (Pac) e i finanziamenti per la coesione economica e sociale.
La misura, nelle intenzioni, dovrebbe semplificare la gestione delle risorse comunitarie. Ma tra associazioni, sindacati e operatori del settore prevale la preoccupazione: l’unificazione potrebbe tradursi in una riduzione concreta dei fondi destinati a comparti già in crisi.
Il settore della pesca è quello che rischia di più. “Da un lato è naturale pensare alla pesca come parte dell’agroalimentare italiano, quindi del sistema cibo – ha spiegato Francesco Zizzo di CNA Pesca Sicilia ai microfoni di La7 – dall’altro, però, accorpare anche i finanziamenti ci penalizzerebbe pesantemente”. Secondo le stime, il taglio potrebbe aumentare a quattro miliardi di euro.
Un colpo durissimo per un comparto che negli ultimi trent’anni ha visto dimezzarsi la flotta e crollare l’occupazione. Oggi in Italia sono attive circa 11.700 barche, meno della metà rispetto al 1996, e gli addetti sono calati del 60%. A mancare sono soprattutto risorse per ammodernare il naviglio rimasto e rendere competitivo un settore che vive una crisi strutturale.”
Per sindacati e pescatori, l’istituzione del fondo unico rischia di aggravare ulteriormente il declino, lasciando senza risposte migliaia di imprese e numerosi lavoratori.
Questo articolo Agricoltura e pesca in subbuglio: timori sulle politiche Ue è stato pubblicato su CNA.




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