Mercoledì 24 settembre 2025, nella sede del CNEL a Roma, nel corso del convegno “Chiedici se siamo felici. Giovani protagonisti di futuro”, è stata presentato il rapporto IPSOS-ARCI, un’indagine che ha coinvolto 1.000 ragazze e ragazzi tra i 18 e i 30 anni e che offre un ritratto complesso delle nuove generazioni italiane.
La ricerca IPSOS-ARCI affronta diversi ambiti con cui i giovani misurano quotidianamente la propria vita: benessere psicologico e sociale, valori e priorità, aspettative future, relazioni con le istituzioni, impegno civico.
Dall’indagine emerge che i giovani che studiano o lavorano mostrano livelli di soddisfazione personale più alti rispetto a chi non ha occupazione o formazione, ma le ragazze evidenziano più insicurezza, stress e bassa autostima. Oltre sei su dieci percepiscono un divario tra la vita reale e quella desiderata e quasi la metà non riesce a immaginare il proprio futuro a 50 anni, segnalando un forte senso di incertezza e fragilità generazionale.
Peraltro, l’indagine evidenzia che i legami familiari e le amicizie rappresentano i punti di riferimento fondamentali per i giovani, spesso più importanti della partecipazione politica tradizionale. L’impegno civico non manca, ma si esprime soprattutto attraverso forme nuove, digitali o indirette, mentre il volontariato coinvolge circa due terzi dei ragazzi, confermando una diffusa attenzione alla comunità e al bene comune. Sul fronte istituzionale prevale invece la sfiducia: i partiti raccolgono i livelli più bassi di consenso, mentre scuole e università ottengono valutazioni più positive, a dimostrazione di quanto i giovani chiedano luoghi credibili e vicini in cui riconoscersi.
Per CNA Giovani Imprenditori, che fa parte del Forum Giovani del CNEL, i dati offrono non solo spunti di riflessione, ma indicazioni concrete per orientare l’azione.
Innanzitutto, il divario di benessere tra chi lavora/studia e chi no sottolinea che il lavoro non è solo strumento economico, ma anche leva fondamentale per il benessere psicologico, l’autostima e il senso di identità. Un’impresa che vuole attrarre e trattenere talenti giovani non può non considerare dimensioni come la sostenibilità del lavoro, la qualità del contesto organizzativo e le politiche interne di crescita personale.
Il forte radicamento valoriale nella comunità, nella famiglia e nella cooperazione suggerisce che le imprese che vogliono dialogare con i giovani dovrebbero essere parte attiva del territorio: progetti culturali, iniziative sociali, impegno civico non come “extra” ma come parte integrante del modello imprenditoriale.
Pertanto, CNA Giovani imprenditori può farsi interlocutrice attiva: segnalare i provvedimenti che “pesano” sulle generazioni emergenti, proporre alternative e strumenti che inseriscano il punto di vista generazionale nelle politiche economiche e fiscali.
La ricerca ci consegna uno specchio prezioso: mostra una generazione che chiede di essere ascoltata, di avere spazi di riconoscimento e di costruzione concreta. Nonostante le fragilità, non manca il desiderio di protagonismo.
Per CNA Giovani Imprenditori, questo report rappresenta un punto di partenza: non ci basta conoscere, dobbiamo agire. Sostenere un’“imprenditoria generativa”, che metta al centro le relazioni, l’equilibrio generazionale e il senso, può essere la nostra risposta più concreta a quel “Chiedici se siamo felici”.
Questo articolo “Chiedici se siamo felici”: la voce dei giovani tra speranze, fragilità e desiderio di protagonismo è stato pubblicato su CNA.




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