Export agroalimentare: numeri incoraggianti ma su olio e reddito serve una svolta

Set 11, 2026News Nazionali0 commenti

Il Rapporto CREA sul commercio con l’estero dei prodotti agroalimentari, presentato nei giorni scorsi con il sottosegretario MASAF Patrizio La Pietra, fotografa un 2025 da record per l’export italiano: oltre 72 miliardi di euro, +5,6% sul 2024, con il Made in Italy che vale ormai il 72,5% del totale esportato.

«Sono numeri che confermano la forza delle nostre produzioni sui mercati internazionali, e la Sicilia in questo quadro fa la sua parte: +12,8% di export agroalimentare, la crescita più alta del Mezzogiorno insieme alla Calabria. Ma i dati vanno letti con attenzione, perché dietro la crescita in valore si nascondono squilibri che riguardano da vicino il reddito degli agricoltori», dichiara Francesco Annino, Presidente Nazionale CNA Agricoltori.

Il caso olio EVO. Il Rapporto segnala infatti un calo del 17,2% in valore dell’export di olio extravergine di oliva, a fronte di un aumento del 18,2% dei volumi esportati. «È il segnale più chiaro di un problema che conosciamo bene: si vende di più, ma si guadagna di meno, perché il prezzo internazionale scende mentre i costi di produzione restano alti. Lo vediamo ogni giorno nelle nostre aree olivicole del Sud, già alle prese con giacenze invendute, difficoltà di liquidità e, in alcuni territori, con l’emergenza Xylella. I tavoli aperti dal Masaf con le associazioni di categoria e le Regioni va nella direzione giusta, ma servono strumenti concreti e tempi rapidi: sostegno alla liquidità attraverso Ismea e Agea, un piano vero di promozione del prodotto italiano, e maggiore tracciabilità per tutelare chi produce secondo standard elevati», prosegue Annino.

Uno squilibrio commerciale da monitorare. Il Rapporto CREA fotografa anche i rapporti commerciali dell’Italia con l’Area Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay): nel 2025 l’import agroalimentare italiano da quei Paesi ha raggiunto quasi 3,7 miliardi di euro, a fronte di un export di appena 500 milioni. «È un dato che fotografa lo stato attuale dei nostri scambi con quell’area, e che va tenuto d’occhio nei prossimi anni. Per le nostre imprese agricole la priorità resta la stessa in ogni contesto commerciale: standard produttivi comparabili e reciprocità delle regole», osserva Annino.

Il peso del caro carburante. A complicare il quadro concorre anche l’aumento dei costi energetici e dei carburanti, che le organizzazioni agricole segnalano da settimane nei territori del Sud. «Non possiamo parlare di export in crescita senza guardare a cosa succede nei costi di produzione: un rincaro dei carburanti del 20% si traduce in un aumento di almeno il 10% sui costi generali delle aziende agricole. È un effetto a catena che colpisce trasporti, concimi e mezzi meccanici, e che rischia di annullare i benefici della crescita sui mercati esteri se non affrontato con strumenti di sostegno mirati», commenta Annino.

Dal 2025 a oggi: il quadro si complica. I dati del Rapporto CREA fotografano il 2025, ma le cronache di queste settimane raccontano un 2026 più difficile. Sull’export, la crescita che nel 2025 aveva toccato il +5,6% si è quasi azzerata nel primo semestre 2026 (+0,6%), frenata dai dazi USA e dalle tensioni geopolitiche su Ucraina e Stretto di Hormuz. Sull’olio EVO, al calo di valore già registrato nel 2025 (-17,2% a fronte di volumi in crescita) si somma oggi una crisi di liquidità nelle aree olivicole del Sud, tra giacenze elevate, prezzi al litro ridotti e l’allarme Xylella, arrivata per la prima volta anche in Basilicata. Sul grano, ai rincari internazionali si aggiunge un nuovo balzo dei prezzi (+50/58% da inizio anno) legato alle tensioni sul Mar Nero, mentre i cerealicoltori denunciano margini sempre più compressi rispetto ai prezzi al dettaglio di pane e pasta. E se il Mezzogiorno nel 2025 aveva trainato l’export con Sicilia e Calabria in doppia cifra, oggi sconta ritardi nei fondi pubblici (i 30 milioni post-Xylella ancora fermi nel Salento), crisi idrica per diverse colture e vino invenduto nelle cantine pugliesi. «I numeri del 2025 erano un punto di partenza incoraggiante – commenta Annino – ma le imprese del Mezzogiorno oggi ci raccontano una fase più difficile: servono risposte più rapide di quanto visto finora».

Un modello da sostenere. «La competitività della nostra agricoltura non si misura solo in miliardi di export, ma nella capacità di garantire un reddito dignitoso a chi lavora la terra. Come CNA continueremo a chiedere alle istituzioni politiche agricole capaci di coniugare la forza del Made in Italy con la sostenibilità economica delle imprese agricole, a partire dai territori del Mezzogiorno che stanno trainando questa crescita», conclude il Presidente Nazionale CNA Agricoltori, Francesco Annino.

Questo articolo Export agroalimentare: numeri incoraggianti ma su olio e reddito serve una svolta è stato pubblicato su CNA.

Altre notizie

Ultime News

In distribuzione il nuovo numero di ‘Verdetà’

Due contributi firmati dai professori Elio Borgonovi, presidente onorario CeRGAS SDA Bocconi, e Andrea Ciarini, presidente Impresasensibile ETS, aprono il numero 110 di  ‘Verdetà’, il periodico di CNA Pensionati diffuso in oltre 200mila copie. Come di consueto,...

0 commenti