Piano olivicolo, le nostre proposte per valorizzare i frantoi

Feb 18, 2026News Nazionali0 commenti

La nuova bozza del Piano Olivicolo Italiano 2026 – 2031 punta a definire l’olivicoltura italiana una priorità strategica nazionale. L’obiettivo è, dunque, quello di avviare un percorso di rilancio strutturale per un settore segnato da cambiamenti climatici estremi, crescente pressione fitosanitaria, contrazione della produttività media e abbandono colturale.

CNA AgroAlimentare chiede dunque l’istituzione di un Tavolo di Coordinamento permanente in grado di garantire coerenza e continuità nell’attuazione del Piano, superando la frammentazione territoriale con il pieno coinvolgimento delle associazioni di rappresentanza oltre che delle Regioni.

Il Piano, però, come ribadito nelle osservazioni presentate al Masaf congiuntamente da CNA AgroAlimentare e Aifo , non valorizza adeguatamente il ruolo dei frantoiani. Al fine di non compromettere il potenziale produttivo nazionale e contrastare l’abbandono colturale, appare necessario in primis prevedere che anche i frantoiani possano essere beneficiari e soggetti attivi nella gestione, nel recupero e nell’acquisizione agevolata degli oliveti, attraverso strumenti di affitto, concessione o acquisto. Andrebbero altresì previste misure stabili e continuative per il rinnovo tecnologico dei frantoi, consentendo interventi anche per il rinnovo periodico delle attrezzature, nella consapevolezza che la qualità dell’olio extravergine di oliva dipende in maniera cruciale dall’efficienza e dalla modernità dei frantoi oltre che dalla professionalità del Mastro Oleario.

Per queste ragioni CNA AgroAlimentare ha proposto l’istituzione di una SQN “Olio Extravergine di oliva artigianale”. Frantoiano e Mastro Oleario, infatti, sono figure centrali del processo di produzione: professionalità tecnica costruita su competenze, esperienza, capacità di valorizzare le cultivar e utilizzo sapiente delle tecnologie fanno la differenza. La qualità nasce dal campo ma senza il sapere del Mastro Oleario non esisterebbero oli extravergine di oliva artigianali di alta qualità capaci di esprimere il legame con il territorio, né sarebbe possibile garantire costanza qualitativa delle nostre produzioni.

Occorre, dunque, riconoscere in maniera adeguata un segmento specifico di mercato – appunto l’olio extravergine di oliva artigianale – fondato su:

  • controllo diretto e continuo del processo di trasformazione;
  • tracciabilità operativa della filiera mediante lotti identificabili;
  • responsabilità personale sulla qualità finale del prodotto;
  • radicamento territoriale del frantoio quale presidio produttivo e ambientale;
  • trasmissione di saperi artigianali e competenze evolute, frutto di esperienza, formazione e innovazione tecnologica.

“Solo riconoscendo tali caratteristiche, sarà possibile ridurre le asimmetrie informative che oggi rappresentano un ostacolo al giusto riconoscimento della qualità da parte del consumatore e comprimono la redditività dei frantoiani, già penalizzata dall’incremento dei costi energetici e di produzione. Negli ultimi cinquanta anni, il frantoio ha attraversato un processo di trasformazione profondo e la crescita dell’impresa frantoiana oggi è legata allo sviluppo della propria capacità innovativa. La conoscenza deve per questo diventare un asse strategico del Piano, leva fondamentale per rafforzare competitività, trasparenza e valore lungo tutta la filiera”, il commento di Francesca Petrini, Presidente Nazionale CNA AgroAlimentare.

 

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