L’olio extravergine italiano non è una commodity sulla quale competere esclusivamente attraverso il prezzo, ma un patrimonio di qualità, competenze, biodiversità e tradizioni produttive che rappresenta un’eccellenza del Made in Italy.
È la posizione condivisa da CNA AgroAlimentare, Associazione Frantoiani di Puglia, Associazione dei Mastri Oleari e Consorzio Frantoi Artigiani e Piccole Imprese dopo il primo confronto con la Grande Distribuzione Organizzata, svoltosi il 20 ottobre presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
“L’obiettivo prioritario è restituire valore all’olio italiano e alle imprese della filiera. L’incontro con la Grande Distribuzione rappresenta un primo passo importante. Ora occorre proseguire il confronto con spirito costruttivo, senza contrapposizioni né accelerazioni, per individuare soluzioni concrete e condivise”, sottolineano le quattro organizzazioni.
La Grande Distribuzione svolge un ruolo decisivo nell’orientare le scelte dei consumatori e può contribuire a rafforzare la riconoscibilità e il valore delle produzioni italiane. La sfida è spostare progressivamente la competizione dal prezzo alla qualità, valorizzando il lavoro delle imprese agricole, dei frantoi artigiani e le caratteristiche dei territori.
In questa prospettiva, le associazioni hanno proposto di rafforzare la presenza e la riconoscibilità dell’olio italiano sugli scaffali, sperimentare le “Isole della Biodiversità Olivicola Italiana”, dedicate a cultivar e territori, e valorizzare sulle confezioni la figura professionale del Mastro Oleario.
“Non proponiamo soluzioni precostituite, ma strumenti sui quali avviare un lavoro comune. La valorizzazione dell’olio italiano deve venire prima delle modalità per realizzarla. Siamo convinti che sia possibile costruire una convergenza tra produzione, distribuzione e istituzioni”.
Per le associazioni è ora fondamentale assicurare continuità al dialogo. MIMIT e MASAF devono favorire una sede stabile di confronto, nella quale definire obiettivi concreti e avviare sperimentazioni condivise.
“Serve una regia pubblica che accompagni il confronto e trasformi le disponibilità emerse in progetti concreti. Valorizzare l’extravergine italiano significa sostenere le imprese, tutelare la biodiversità e rafforzare uno dei patrimoni produttivi più importanti del nostro Paese”.
Questo articolo L’olio italiano non è una commodity è stato pubblicato su CNA.




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