Videostoria: orecchio di musicista e mani di artigiano per la zampogna a regola d’arte

Dic 22, 2022News Nazionali0 commenti

Erano in centinaia gli zampognari dell’alta valle del Volturno. Oggi se ne contano sulle dita di una sola mano. Tra loro ci sono Romeo e Fabio Ricci, padre e figlio. Siamo andati a trovarli a Scapoli, in Molise, per raccontarli in CNA Storie di dicembre. Portano avanti una antichissima tradizione, che trovava il clou in occasione della novena, cioè nei nove giorni a cavallo del Natale. Allora gli zampognari facevano tappa di casa in casa, portando con sé santini e cucchiare di legno. In segno di riconoscenza, le famiglie si raccoglievano al centro della casa, davanti al camino, per ascoltavano le melodie intonate dalle zampogne e dalle ciaramelle. Un momento atteso tutto l’anno. Chi accettava davano doni, come frutta e cibo. Purtroppo questa tradizione si è persa, come tante altre che stanno scomparendo. “E’ una tradizione che si perde nella notte dei tempi – racconta Fabio-. Una tradizione pastorale”. 

Il binomio zampognaro/costruttore è un elemento caratterizzante di questo mestiere: perché il processo per trasformare un legno giusto in zampogna a regola d’arte si affina nota dopo nota e non solo fresatura dopo fresatura. E non può prescindere da una conoscenza approfondita del legno giusto. Per dire: rigorosamente legno di bosso e ciliegio rosso per una zampogna modello 25 in chiave di SOL. “E’ molto importante saper suonare e capire lo strumento che uno costruisce, perché dietro c’è uno studio enorme, a livello del legno, delle ance e di tante altre cose”. 

Il binomio zampognaro/costruttore è un elemento caratterizzante di questo mestiere

Una tradizione di famiglia, di suonatori e di costruttori, che Fabio ha cominciato a toccare con mano sin da bambino: “frequentavo le piccolissime botteghe di mio nonni e di mio padre”. Oggi quel pullulare di botteghe, purtroppo, non c’è più, ricorda con rammarico Fabio. “Dovrebbero essere le amministrazioni a promuovere scuole per imparare a costruire questi strumenti”.

“In passato i costruttori riuscivano ad alimentare quella nicchia di zampognari che si avventuravano nelle città a portare questo strumento antico”. Già: varcare le soglie di un centro urbano era un’avventura. La versione evoluta di una tradizione nata come simbiosi tra natura, animali e pastori. Al seguito delle greggi, in origine, nei pellegrinaggi per le montagne, la zampogna li accompagnava con i suoni ancestrali. Custoditi da questi portatori solitari di un sapere antico e ricchissimo. 

A cura di Paola Toscani







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